Per un’analisi approfondita del mercato del credito, occorre prendere in considerazione ciascuna delle tre macro-categorie di attori su di esso presenti: famiglie, imprese ed istituti di credito. Sul primo fronte, i risparmiatori italiani risultano indebitati in misura minore rispetto alla media dei cittadini europei. Stando a rilevazioni della Banca d’Italia, sino al 2006 il credito al consumo costituiva il 5,8% del Pil nazionale, ed era generato al 18% da prestiti per l’acquisto di case. Nel corso degli anni, tuttavia, si è registrata una crescita del debito in rapporto al reddito disponibile, che è passato dal 25% del 1995 al 50% circa del 2008. Le operazioni di finanziamento erogate nel corso del terzo trimestre dell’anno passato sono state 73,2 milioni, per un controvalore complessivo pari a 46 miliardi di euro e con una crescita del 2,9% rispetto al medesimo periodo del 2007. Per quanto riguarda le imprese, stando all’Ufficio studi di Cgia l’indebitamento complessivo è cresciuto del 51,2% a quota 916,3 miliardi di euro dal 2002 al 2008. Ogni impresa, in media, fa ricorso al credito per 176mila euro; le aziende della provincia di Milano sono quelle con le passività maggiori, con 416mila euro di debiti in bilancio a testa. Per quanto riguarda le banche, infine, il mercato del credito ha visto nel corso dell’ultimo decennio una forte tendenza all’accentramento delle risorse e al consolidamento degli istituti di credito. Tra le principali operazioni di M&A che si sono verificate dal 2000 a questa parte, ricordiamo le fusioni di Mps e Antonveneta, Intesa e SanPaolo IMI, Unicredit e Capitalia.