Il corpus normativo relativo al mercato del credito è ampio almeno quanto la gamma di finanziamenti e prestiti che si trova a regolare. Interpretazioni giurisprudenziali, sentenze di tribunali e leggi finanziarie hanno contribuito a una stratificazione legislativa che, nel corso di interi decenni, ha sviscerato e regolato ogni dettaglio del settore, fissando diritti e doveri per banche, enti finanziari e loro clienti. Lo stesso Codice Civile dedica il Libro IV alle Obbligazioni, e al suo interno il Titolo V ai titoli di credito; alcuni articoli specifici, poi, definiscono i concetti di mutuo (art. 1813), fideiussione (artt. 1936 e successivi), saggio degli interessi e usura (art. 1284). Fra le leggi ordinarie, ricordiamo la legge 180 del 1950, che istituisce la possibilità di ottenere prestiti con rimborso mediante cessione del quinto. In ordine cronologico, troviamo la legge 154 del 1992, sulla trasparenza delle operazioni delle banche, e il più corposo Dlgs 385 del 1993, o Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, che fissa dei principi fondamentali per il mondo finanziario disciplinando al tempo stesso operatori, servizi e modalità di erogazione del credito al consumo. La successiva legge 108 del 1996 stabilisce concretamente i criteri per rilevare il "tasso d'usura", mentre la legge 52 del 1996 impone il divieto di inserire clausole vessatorie nei contratti di finanziamento. Il decreto legislativo 196 del 2003 si occupa di tutelare la privacy anche nell’ambito delle transazioni informatiche con carta di credito, mentre la legge 235 del 2000 rinnova la disciplina in tema di rimozione dei singoli nominativi dagli elenchi dei protesti cambiari.