Il credito rappresenta uno strumento fondamentale di crescita per l’economia italiana. Lo dimostra l’ampio ricorso che ne fanno le imprese italiane, il cui indebitamento complessivo ha raggiunto quasi i mille miliardi di euro nel 2008. Il credito alle imprese viene erogato in primo luogo dalle banche, spesso attraverso convenzioni con lo Stato, gli enti locali o le istituzioni europee per offrire tassi agevolati e favorire la crescita del sistema Paese. I finanziamenti a breve termine consentono alle società di svolgere la normale attività d’impresa, in qualunque ambito essa si estrinsechi, e si parla in questo caso di credito di esercizio. Quando il ricorso alla leva finanziaria è ingente e il rimborso avviene nel medio-lungo periodo, i soldi ottenuti vengono generalmente investiti per potenziare o rinnovare le infrastrutture e il capitale umano, o per ampliare l’area di business. Il costo del credito alle imprese è strettamente legato ai tassi di interesse di riferimento fissati dalla Bce. Nel corso del 2008, le autorità monetarie europee hanno più e più volte ribassato i tassi per far fronte alla stretta sul credito, portando il livello costo del denaro al 2 per cento. Le banche italiane, tuttavia, non hanno praticato un ribasso di pari portata sui prestiti e finanziamenti offerti alle imprese, che presentavano ancora nel gennaio del 2009 un costo medio del 4,83 per cento. L’associazione di categoria Confartigianato ritiene che il surplus pagato dalle aziende italiane possa essere stimato nell’ordine di 13.837 milioni di euro l’anno, pari a 2.267 euro in più per ogni azienda italiana rispetto alla media europea. Laddove il canale bancario di accesso al credito risulta di difficile accesso o poco conveniente, le imprese hanno comunque una valida alternativa nell’emissione di obbligazioni. Così facendo, le aziende chiedono letteralmente un prestito ai risparmiatori, impegnandosi in cambio a restituire l’importo complessivo maggiorato di una quota variabile di interessi.