La crisi finanziaria nata negli Stati Uniti in seguito al collasso dei mutui subprime ha avuto serie ripercussioni internazionali, propagandosi in tutto il globo e approdando anche in Italia. Gli effetti negativi si sono avvertiti contemporaneamente sull’economia reale e sul mercato del credito, influenzandosi vicendevolmente in una vera e propria spirale negativa. Dinanzi al maggiore rischio di insolvenza dei debiti da parte delle imprese e dei consumatori, gli istituti di credito hanno effettuato un vero e proprio giro di vite su prestiti e finanziamenti, riducendo sensibilmente le erogazioni medie e complessive e rivedendo secondo parametri più rigidi gli standard di valutazione della clientela. Al tempo stesso, gli italiani hanno aumentato la propria propensione al risparmio, diminuendo acquisti di bene e servizi e facendo scendere gli indici dei consumi nel Paese. I prestiti richiesti da privati e famiglie hanno così registrato, per effetto congiunto di queste due tendenze negative, un calo del 10% nel solo 2008, dopo anni di crescita ininterrotta. Stando a dati del Crif, nel gennaio 2009 le domande di credito al consumo e mutui per la casa sono diminuite del 14% rispetto allo stesso periodo del 2008, e l’importo medio dei prestiti personali si è ridotto a 14.200 euro dai 15.900 circa del primo semestre del 2008. La crisi del credito, peraltro, non accenna a rallentare, in Italia come in Europa: secondo il Bollettino di aprile della Bce, è probabile che nel corso del 2009 la domanda di finanziamenti continui ad essere molto debole sia a livello mondiale che in area euro, mentre per una graduale ripresa occorrerà attendere almeno il 2010.