Si dice spesso che nella vita ci siano due sole certezze: la morte e le tasse. Eppure, non tutti i rapporti con il fisco si risolvono in bollette e pagamenti. Può capitare infatti che sia l’erario ad essere in debito con il cittadino, per rimborsi di spese effettuate o agevolazioni legate a particolari attività. In tutti questi casi si parla di credito d’imposta, e il risultato può essere uno sconto sulle tasse future, una riduzione dei debiti pre-esistenti o un rimborso diretto sotto forma di liquidità. I casi in cui è possibile accumulare credito d’imposta e le modalità di riscossione sono rigorosamente fissate dalla legge. L’eventualità più comune è quella della vendita della prima casa con conseguente riacquisto di un altro immobile entro un anno di tempo. In tale situazione l’acquirente si ritrova a godere di un credito d’imposta d’importo pari al valore massimo tra l’imposta di registro dell’abitazione alienata e quella della nuova prima casa. I privati possono ottenere del credito d’imposta anche attraverso la segnalazione, in fase di dichiarazione dei redditi, delle perdite derivanti da investimenti in azioni: le minusvalenze così registrate possono essere utilizzate per compensare le tasse sui guadagni derivanti da altri investimenti azionari. Per le imprese, la Finanziaria 2007 ha introdotto la possibilità di ottenere un credito d’imposta del 10% su tutti gli investimenti effettuati in ricerca e sviluppo; l’agevolazione sale al 40% qualora i progetti vengano condotti congiuntamente con Università ed altri enti pubblici. I lavoratori autonomi e gli imprenditori titolari di partita Iva possono esigere un credito qualora l’imposta sul valore aggiunto sull’acquisto di beni e prestazioni sia inferiore di quella incassata sulle vendite.