Il tema dell’accesso al credito da parte di imprese e privati è particolarmente delicato, in bilico tra la necessità istituzionale di tutelare le pari opportunità e il concreto interesse alla stabilità del mercato del credito tramite la minimizzazione di rischi e incertezze. Per fissare un punto fermo nella normativa internazionale in grado di soddisfare queste due opposte ma parimenti importanti esigenze, il nuovo accordo di Basilea (anche noto come Basilea II) ha introdotto dei sistemi di rating interni agli istituti di credito volti ad ancorare con precisione differenti gradi di azzardo a un livello crescente o decrescente di costo dei finanziamenti e degli investimenti. In questo modo, prima di concedere l’accesso al credito alle Pmi, ogni banca è tenuta a valutare la capacità dell’impresa di generare utili, la sua struttura finanziaria e le sue caratteristiche peculiari, la sua quota di mercato e la posizione dei competitor diretti, la qualità dei sistemi informativi aziendali e la validità del management e dell’organizzazione di business. Per quanto riguarda i singoli individui, la pratica bancaria per la concessione di prestiti e mutui prevede una serie di requisiti variabili a seconda della tipologia di finanziamento richiesto. In linea di massima, per godere della sicurezza di accedere al credito i privati devono poter dimostrare di essere lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, o liberi professionisti con un livello di reddito tale da rendere sostenibile il prestito; ancora, devono essere in grado di offrire garanzie reali o fideiussorie, e soprattutto non devono risultare iscritti nel registro informatico dei protestati. Alcune particolari categorie di lavoratori o imprenditori e determinate fasce demografiche (giovani, anziani, donne) godono in taluni casi di un accesso al credito agevolato, secondo principi pubblici di utilità sociale.